Un Paese in attesa dei LEPS
di Daniela Mesini, Sergio Pasquinelli
Cade in queste settimane il 25º della legge 328/2000, il cui obiettivo è stato, tra gli altri, quello di introdurre i livelli essenziali di assistenza, ai tempi Liveas, come diritti individuali a prestazioni. Da allora è cambiato il mondo, compreso il quadro normativo di riferimento.
Ci sono voluti oltre due decenni, ma alle fine per i livelli essenziali (oggi LEPS) nel campo del sociale si è aperta una strada. Sarebbe stato preferibile averli tutti insieme, integrati, mentre arrivano un po’ alla spicciolata e con un cammino ancora lungo da compiere. Ma iniziare a nominarli, a definirli, a porsi il tema di come finanziarli e governarli, come monitorarli, significa molto. Vuol dire passare da prestazioni e servizi sociali forniti in base alle possibilità e alle contingenze del luogo, del momento, delle persone, a servizi e prestazioni garantiti in quanto diritti e dunque esigibili e da assicurare in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Certo, siamo ancora lontani dall’obiettivo, siamo all’inizio di un percorso. Negli ultimi anni si è assistito ad un intenso fermento normativo e definitorio in tema LEPS, le cui radici risalgono alla già citata Legge 328/2000 ed alla riforma del Titolo V della Costituzione, che hanno posto le basi per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e chiarito il ruolo dello Stato e delle Regioni. Dopo tale previsione normativa si è registrata una lunga fase di stallo durata circa 15 anni. Il primo passo concreto si è avuto con il Decreto legislativo 147/2017, di introduzione della prima misura nazionale di contrasto alla povertà (REI), seguito da interventi successivi attraverso Leggi di bilancio e Piani nazionali che hanno ripreso la materia e l’hanno sviluppata. Tappe decisive sono state poi le più recenti riforme della disabilità (L. 227/2021) e della non autosufficienza (L. 33/2023) e l’impulso dato dal PNRR, che ha sostenuto soprattutto i LEPS sociosanitari, seppur con risorse temporanee.
Ma di che cosa stiamo parlando? I LEPS finora identificati, talvolta anche minuziosamente, lo sono prevalentemente sulla carta, se ci riferiamo letteralmente a diritti individuali a prestazioni. A livello nazionale sono stati individuati come prioritari: il pronto intervento sociale, la supervisione del personale dei servizi sociali, i servizi sociali per le dimissioni protette, la prevenzione dell’allontanamento familiare, i servizi per la residenza fittizia, i progetti per il dopo di noi e per la vita indipendente.
Si chiamano “livelli essenziali” ma non lo sono, semplicemente perché mancano di una caratteristica fondamentale: l’esigibilità. Che siano di erogazione o di processo, per ognuno di essi vanno identificati obiettivi di servizio, costi, fabbisogni standard e relativi finanziamenti dedicati, per ridurre dotazioni regionali profondamente diversificate (e fuori dall’illusione di un percorso a saldi di bilancio invariati). L’unico LEPS quantificato e finanziato è attualmente quello che riguarda il servizio sociale professionale, che deve essere garantito con un assistente sociale ogni 5.000 abitanti.
Il tema di come passare dal dichiarato all’effettivo è stato al centro dell’inserto monografico di Prospettive Sociali e Sanitarie (n. 1-2) che abbiamo curato quest’anno, e del webinar di Welforum, i cui interventi sono stati raccolti nel Punto di Welforum, che si pone come un approfondimento ulteriore del lavoro della rivista, offrendo un aggiornamento trasversale e aprendo a riflessioni più puntuali sui punti di forza, debolezza e le condizioni istituzionali, organizzative e professionali facilitanti la piena attuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali.
SI tratta di un tema complesso, che tocca aspetti diversi, e che richiede competenze tecniche istituzionali, organizzative, finanziarie. La sensazione è che occorra oggi dedicare le energie verso i processi di attuazione, e prenderci una sosta dall’onda narrativo-definitoria, onda che è arrivata a creare LEPS anche un po’ bizzarri, come quello che riguarda la sostituzione temporanea degli assistenti familiari in occasione di ferie, malattia e maternità. Un’azione non esattamente in cima alla lista delle cose da fare per sostenere il lavoro privato di cura in Italia, un settore sempre più sommerso e lontano dai servizi pubblici.
Ha senso continuare a definire LEPS ulteriori, come fa il recente “Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali 2024-2026”, senza dare loro le gambe per poterli rendere effettivamente attuabili? Sembra qui riproporsi un male antico del nostro Paese, quello di sottovalutare la concreta realizzazione delle politiche e degli interventi, sopravvalutando la forza delle norme. Per vincere la sfida dell’attuazione occorrono meno sforzi definitori e più sforzi deterministici e poi realizzativi di quanto dichiarato. Su un piano di sistema e su un piano di accompagnamento dei processi.
In primo luogo, sul piano di sistema occorre identificare il contenuto dei servizi, la platea a cui ci si rivolgono, le condizioni di esigibilità, gli obiettivi di servizio, i costi da sostenere e da coprire, le relative fonti. Dobbiamo arrivare a una fonte unificata di risorse, un Fondo unico che riassorba a monte i troppi fondi e fondini oggi esistenti, che obbligano a valle ricomposizioni sempre più faticose e cariche di adempimenti amministrativi.
In secondo luogo, l’attuazione ha bisogno di essere accompagnata. A volte si confonde l’accompagnamento con il monitoraggio e i sistemi informativi. Strumenti che registrano quanto succede, ma che non guidano le decisioni, non le sostengono, non le accompagnano. Per un accompagnamento dei processi serve una alleanza tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale, Regioni e Anci regionali: perché i LEPS vengono realizzati sul territorio, dagli Ambiti territoriali sociali. Vanno avviati processi formativi, comunità di pratiche, attività diverse di orientamento, di vero e proprio coaching dei territori. Azioni di accompagnamento orientate a identificare quali sono le migliori condizioni istituzionali, organizzative e professionali per una piena attuazione dei LEPS.
