UN ESPERIMENTO DI VALUTAZIONE INTEGRATA

di Daniela Oliva

La valutazione di progetti, programmi, politiche pubbliche, da vari anni, non è più un oggetto sconosciuto e misterioso anche in Italia, grazie, in particolare, all’Europa i cui Programmi devono essere obbligatoriamente valutati, sia pur con enfasi più o meno alterne, nel corso degli ultimi decenni.
La valutazione, tuttavia, non si configura ancora come una disciplina solida e incontestata. Non tanto su metodologie e strumenti che, in generale, fanno riferimento ad ambiti maturi quali, valga per tutti, la ricerca sociale. Bensì, sul significato e il valore attribuito all’esercizio valutativo in quanto tale. Basti pensare che, in Italia, non è ancora riconosciuta la figura professionale del valutatore, stante il fatto che ancora molti ritengono che la valutazione non sia una professione autonoma, bensì un’azione esercitata nell’ambito di altra disciplina (un architetto che valuta, continua a definirsi architetto. Un sociologo che valuta, rimane sociologo e via dicendo). Questa brevissima premessa serve solo per esplicitare la ratio di quello che possiamo definire un esperimento valutativo applicato ad un progetto di innovazione sociale.
Questo esperimento sulle frontiere della valutazione parte dal presupposto che l’attitudine alla valutazione è insita nella natura umana. Tutte le persone “valutano” e “valutano” qualsiasi cosa, a prescindere dal fatto che siano competenti nel merito dell’oggetto valutativo e tantomeno nelle metodologie e negli strumenti utilizzati per valutare. Tale dato di fatto crea non pochi problemi, ovviamente, in particolare a chi si occupa di politiche pubbliche e, soprattutto, quando queste politiche pubbliche “toccano” direttamente gli interessi o, comunque, l’esperienza quotidiana dei cittadini.
Partendo da tale presupposto è nata l’idea di coinvolgere direttamente i cittadini interessati al progetto nell’esercizio valutativo, ma non attraverso già sperimentati percorsi di partecipazione, bensì attraverso un percorso formativo alla valutazione e il coinvolgimento nell’azione valutativa sul campo. Tutto ciò non certo con l’obiettivo di formare dei valutatori, bensì di formare dei cittadini più consapevoli di un esercizio valutativo che avrebbero, comunque fatto, sia pur senza spingersi all’azione “sul campo”. In altri termini, visto che i cittadini avrebbero, comunque, valutato la realizzazione e i risultati del progetto, tanto valeva fornire loro alcuni strumenti “di base” per farlo.
L’esperimento valutativo cui facciamo riferimento riguarda un progetto triennale, SALUS W Space, realizzato nell’ambito del Programma Urban Innovative Actions (UIA), lanciato dalla Commissione Europea per sostenere lo sviluppo urbano sostenibile attraverso nuove tipologie di azioni. Il progetto, con capofila il Comune di Bologna, coinvolge altri 16 partner tra cui IRS con il ruolo di monitoraggio e valutazione e ha l’obiettivo di trasformare Villa Salus, un ex ospedale per anziani abbandonato, in uno spazio aperto e inclusivo che fornirà accoglienza e opportunità di lavoro per i migranti ed i rifugiati e fornirà anche servizi per l’area metropolitana di Bologna. Un progetto complesso e ambizioso, su un oggetto (Villa Salus) molto amato dai cittadini e, negli ultimi anni, oggetto di degrado e di scelte pubbliche fortemente contestate dalla popolazione.
Il sistema di valutazione si pone gli obiettivi di supporto al progetto (con possibili soluzioni per le criticità che fossero emerse); analisi dell’efficacia e qualità dei risultati, nonché della sostenibilità, nel tempo, dei servizi e dei prodotti realizzati. La metodologia prevede: un’autovalutazione (che coinvolge i 17 partner); una valutazione professionale (realizzata da IRS) e una valutazione non professionale con cittadini, stakeholder, rifugiati e richiedenti asilo che entrano nel gruppo di valutazione del progetto a pieno titolo, supportati e guidati da IRS.
Il Gruppo Integrato di Valutazione è, pertanto, composto dai valutatori professionisti, da cittadini e da alcuni rifugiati e richiedenti asilo. Al momento (siamo circa a metà progetto) la partecipazione al Gruppo vede circa 50 cittadini (metà maschi e metà femmine), con 4 stranieri, il 67% di occupati, il 22% di pensionati, uno studente e il resto in cerca di occupazione. Nel primo anno di progetto sono stati realizzati cinque incontri di formazione alla valutazione con interconnessi due esercizi concreti di valutazione “sul campo” di iniziative realizzate nell’ambito del progetto, della loro elaborazione e analisi. Tale metodologia (formazione – realizzazione di un’azione valutativa concreta – analisi dei risultati e riflessione sulla metodologia utilizzata) è prevista per tutto il corso del progetto. L’elemento di innovazione di questo esperimento è il superamento della valutazione partecipata intesa come strumento di governo del conflitto, esercizio di democrazia e coinvolgimento attivo dei cittadini. Un superamento nella direzione di una valutazione integrata intesa come esercizio di un sapere informale, ma distintivo rispetto al progetto, come richiesta di influenza sui processi decisionali, come rappresentanza di interessi collettivi auto-organizzati.
Certamente, l’utilizzo di “competenze valutative non professionali” pone elementi di riflessione in merito a alla qualità della valutazione (i cittadini valutatori non sono e non saranno professionisti), all’indipendenza della valutazione (si è rilevata una tendenza a confondere la valutazione con la dimensione progettuale); alla titolarità della rappresentanza collettiva (non ci sono criteri di selezione per la partecipazione al Gruppo di Valutazione Integrata); alla rappresentatività del loro punto di vista (quanto, il Gruppo di cittadini, rispecchia, effettivamente, la “voce” del territorio?); alla richiesta di formazione valutativa per l’esercizio di un diritto decisionale (poiché ho il diritto di intervenire, è importante poterlo fare in maniera consapevole, ma chi ha la responsabilità della formazione?).
Riteniamo, tuttavia, che il notevole successo fin qui registrato con questo esperimento (il Gruppo di Valutazione Integrata non vede abbandoni, ma costanti inserimenti, i cittadini hanno mostrato molta serietà e capacità di apprendimento comprendendo la responsabilità connessa all’esercizio valutativo) suggerisca di approfondire e percorrere questa strada fino in fondo. Potrebbe essere anche il modo, indiretto, per far riconoscere che esiste un sapere (teorico e pratico) valutativo che va appreso e che ha tutte le caratteristiche distintive di una professione, a prescindere dalle figure professionali che la esercitano.