Welfare aziendale, cultural shift e strumenti a supporto

di Elena FerrariFlavia Pesce

Il 2021 e il 2020 sono stati anni difficili per le aziende italiane, investite da una crisi senza precedenti.
La reazione alla pandemia ha impresso un salto di qualità al welfare aziendale ampliando il numero delle imprese attive, arricchendo il range delle iniziative adottate e, soprattutto, generando una nuova consapevolezza del ruolo sociale delle imprese.
Per capire quanto il benessere dei dipendenti stia diventando il centro di molte policy aziendali, basta soffermarsi su quanto emerso dal rapporto Welfare Index PMI 2021.
Nell’arco di 6 anni, le imprese con un livello di welfare elevato sono passate dal 9,7% al 21%. E la percentuale più significativa riguarda proprio le misure attuate per affrontare la pandemia.
Negli ultimi 2 anni, il 42,7% delle aziende che hanno attuato iniziative di welfare aziendale, le hanno rese strutturali e permanenti. Quindi, il cambiamento è di visione globale: le imprese agiscono come soggetto sociale, non più solo come soggetto economico, sfruttando il welfare d’impresa come leva di crescita e connessione tra ambito lavorativo e comunità. I dati del Welfare Index PMI 2021 ci dicono che le imprese attive nel welfare aziendale hanno:
– promosso l’assunzione di donne (salita al 42%);
– integrato nuovi giovani lavoratori (51,2%);
– avviato iniziative che riguardano la salute dei dipendenti e delle loro famiglie (22%);
– avviato programmi a sostegno della comunità (56%).
Il welfare aziendale ha sempre svolto la funzione di acceleratore nelle situazioni di crisi, sia per le imprese che per i loro dipendenti. Anche dopo il COVID-19 il suo obiettivo deve restare lo stesso, ma in un nuovo scenario, con dinamiche che richiedono un approccio diverso. La pandemia da Covid-19 ha sicuramente rivoluzionato il mondo del lavoro, ma soprattutto ha reso evidente alle aziende che è impossibile fare profitto a lungo termine senza tutelare la salute e il benessere dei propri dipendenti.
Tra le dirette conseguenze della pandemia vi è, infatti, stata una decisiva spinta a un importantissimo cambio culturale, che vede nei beni e servizi di welfare aziendale non più un plus, ma un fondamentale requisito per una vita lavorativa flessibile, sostenibile e produttiva. Questo cammino è sicuramente importante, ma deve essere seguito da strumenti che incidano su fattori culturali e educativi, in un cambiamento che faccia dell’utilizzo delle risorse e della diversità un cammino progressivo volto al raggiungimento dell’eccellenza per le organizzazioni aziendali.
In questo senso uno strumento utile, se utilizzato in un’ottica di reale apprendimento e non solo come uno strumento formale, potrà essere il sistema di certificazione della parità di genere istituito con la legge n. 162/2021. Tale certificazione, potrà essere rilasciata, a decorrere dal 1° luglio 2022, a tutte le aziende che dimostreranno l’effettività e l’efficacia delle proprie politiche in tema di parità di genere tra uomo e donna, secondo le procedure previste dall’UNI/PdR 125:2022, incorporando un nuovo paradigma culturale in cui il welfare aziendale rappresenta uno strumento di sicuro interesse.
In questo contesto, il rafforzamento del coinvolgimento del mondo delle imprese nel cambiamento sia operativo che culturale si pone come fattore dirimente in un proficuo rapporto e confronto pubblico-privato in cui le imprese possano esprimere la loro funzione sociale come coprotagoniste nell’obiettivo di conciliazione dei tempi di cura della famiglia e dei tempi di lavoro, quale contributo fondamentale per lo sviluppo equilibrato e sostenibile del Paese.
In questa direzione è andato il progetto ReFlex – “Reconciliation and Flexibility: reconciling new work and care needs”, ideato e coordinato dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e sviluppato in collaborazione con IRS e con l’Università degli Studi Roma Tre, che ha perseguito l’obiettivo di ridurre il divario di genere attraverso la realizzazione di interventi che contribuiscano ad una migliore armonizzazione della vita lavorativa e la vita personale di donne e uomini, favorendo una partecipazione più equilibrata agli impegni di cura familiare e un supporto più efficace alla genitorialità. Tra i macro-temi emersi nel corso del proficuo scambio con le imprese che hanno contribuito allo sviluppo del progetto ReFlex, di particolare rilievo è risultato essere proprio quello legato alla sempre più massiccia diffusione di una cultura del welfare aziendale che si basi sulla convinzione che il welfare aziendale sia per tutti e tutte, non una tutela a disposizione di soggetti o categorie fragili, ma uno strumento fondamentale attraverso cui gli attori privati partecipano al benessere collettivo: delle singole persone, di una determinata comunità, del territorio.

Focus on – Newsletter IRS n.38 – giugno 2022