Ai colleghi e agli amici dell’IRS, di tante diverse generazioni…

di Emanuele Ranci Ortigosa

Cinquanta anni fa, nel settembre 1973, abbiamo costituito l’Istituto per la Ricerca Sociale, società cooperativa non profit. Per un’esperienza come la nostra, condotta in un campo di attività non facile e non ricco, senza padrini e senza padroni, con indipendenza e riconosciuta qualità del nostro lavoro e dei nostri prodotti, cinquanta anni non sono pochi.

I soci iniziali erano nove [1]; nei tanti anni da allora trascorsi sono stati per periodi più o meno lunghi soci dell’IRS 156 collaboratori e abbiamo avuto 10 presidenti [2], con relativi consigli di amministrazione. Ora i soci sono 48. Abbiamo scelto di mantenere sempre un’effettiva corrispondenza fra l’appartenenza sociale e l’impegno professionale nell’Istituto, avvicendando quindi le collaborazioni che venivano a cessare con le nuove collaborazioni. Con la sola eccezione di alcune presenze particolarmente significative, una fra tutte quella di Valerio Onida, con cui è continuato nel tempo un rapporto di riflessione e scambio fin quando lo scorso anno ci ha lasciati.

Di quelli che nel 1973 hanno fondato il nostro Istituto sono, a 85 anni, l’unico ancora presente come socio. Ho quindi con l’IRS un legame forte: la permanenza vitale del nostro Istituto nel tempo ha avuto e ha una particolare importanza per la mia vita e per il buon esito di quanto ho fatto, su cui molto ho investito. 50 anni sono ben più del tempo di attività non solo della media, ma della quasi totalità di iniziative similari. Una caratteristica forte dell’IRS, attraverso tutta la sua non breve storia, è stata la sua autonomia. Abbiamo collaborato con tante istituzioni pubbliche, enti di governo, organismi di gestione, e anche con enti privati, non profit e anche talora profit. La loro numerosità e varietà ha assicurato un’importante base materiale alla nostra indipendenza, che abbiamo sempre affermato e gestito come condizione e fattore di libertà e di creatività nel nostro lavoro. Abbiamo certo sperimentato e sviluppato relazioni di positiva e amichevole interazione con nostri interlocutori e committenti, ma sempre in termini di partnership, nella chiarezza dei ruoli, rifiutando servilismo, clientelismo, strumentalizzazioni.

La tenuta e lo sviluppo nel tempo dell’Istituto ha beneficiato della pluralità dei nostri campi di lavoro e dei relativi mercati, e della multidisciplinarietà delle nostre competenze e professionalità e del nostro approccio ai diversi temi. Questi elementi ci hanno consentito e ancora di più dovranno consentirci di fronteggiare fasi di difficoltà dell’uno e dell’altro campo di lavoro, e di combinare con flessibilità le risorse per mettere a punto offerte e prodotti via via adeguati all’evoluzione dei problemi e delle domande sociali e istituzionali che essi generano.

Attenzione particolare teniamo a porre all’evoluzione dei mercati in cui operiamo e delle committenze, fra le quali trovano crescente spazio quelle delle istituzioni europee. Anche le modalità di acquisizione passano sempre più attraverso bandi e gare. Ma anche in questi casi cerchiamo comunque di salvaguardare margini di proposta e di creatività, sia in un più diretto confronto con il committente, sia con i diversi interlocutori in corso d’opera. Questi spazi ce li assicuriamo anche promuovendo direttamente percorsi di ricerca, sia attraverso modalità interattive di coprogettazione, supporto al disegno, alla programmazione, all’analisi e all’implementazione di politiche ed interventi, contribuendo con la nostra riflessione e i nostri lavori anche a riforme nazionali.

La nostra continuità nel tempo e il nostro sviluppo per me sono dovuti al legame fra quanto ho appena detto e la nostra attenzione e fedeltà, espressa e praticata, ad alcune idee forza, valoriali: rispetto e valorizzazione delle persone, trasparenza e solidarietà nei rapporti fra noi, autonomia da poteri e interferenze esterne, promozione di una società più giusta, meno disuguale per status sociale, genere, benessere nell’oggi e nel domani.

Dei cinquantanni dell’IRS condotti con i caratteri essenziali che ho richiamato ci permettiamo di essere abbastanza fieri. Riteniamo di averli spesi per dare un effettivo e originale contributo agli interlocutori e ai contesti con cui abbiamo lavorato e, almeno su certi temi, alla più vasta cerchia di chi ha letto i molti nostri volumi e saggi, segue da anni riviste da noi edite, come Prospettive sociali e sanitarie e Lombardia Sociale, frequenta il sito Welforum.it, ha partecipato a seminari, convegni, alle attività formative sviluppate negli ultimi anni all’interno del progetto “Scuola IRS per il Sociale”. Da presidente emerito, come anni fa gentilmente sono stato qualificato, voglio concludere con un ringraziamento a tutti coloro che all’esistenza e allo sviluppo dell’IRS hanno dato, e che danno ora, un contributo, con il lavoro professionale di ricerca e di scrittura, di sostegno e orientamento alle organizzazioni, di formazione, di direzione, amministrazione e segreteria. Voglio qui ricordare anche chi con noi per anni ha lavorato, ma ci ha prematuramente lasciati, come Bruno Dente e Paolo Fareri, che hanno insegnato molto a tutti noi.

Voglio concludere con un ringraziamento anche a tutti coloro che all’esistenza e allo sviluppo dell’IRS hanno dato un contributo, affidandoci ricerche, chiedendoci consulenze, formazione, assistenza tecnica, fidandosi della nostra competenza e serietà; o infine dialogando e confrontandosi anche criticamente con noi su oggetti di comune interesse, in spirito di ricerca.

Da ultimo una considerazione e un augurio personale. Nell’IRS ho investito molte mie risorse ed energie, intellettuali, relazionali, imprenditive, con le corrispondenti preoccupazioni, e ho avuto di ritorno il grande privilegio di lavorare su temi che mi coinvolgono e mi appassionano, e con interlocutori con cui è stato per lo più piacevole e gratificante collaborare. L’augurio che faccio ai colleghi di me più giovani è di arrivare, avanti nell’età, a condividere questa soddisfazione. Non sarà regalata, va da loro costruita, giorno dopo giorno, anno dopo anno, per i prossimi 50!. In un contesto oggi più difficile, ma ne vale la pena. Davvero, per me ne vale la pena.

  1. Emanuele Ranci Ortigosa, Lynne Wilson, Luisa Ruberl, Carlo Lucioni, Giancarlo Lizzeri, Valerio Onida, Pippo Ranci Ortigosa, Franco Rivolta, Antonio Brenna.
  2. Pippo Ranci Ortigosa, Fabrizio Onida, Roberto Artoni, Giangiacomo Nardozzi, Bruno Dente, Pia Saraceno, Emanuele Ranci Ortigosa, Manuela Samek Lodovici, Daniela Oliva, Ugo De Ambrogio.

Originariamente pubblicato nella sezione Focus On della Newsletter IRS n.41 – luglio 2023