La questione abitativa al centro dell’agenda delle politiche pubbliche
di Alice Selene Boni e Francesco Di Ciò
Nelle ultime settimane il tema della casa è stato in Italia oggetto di numerosi articoli di giornale. A richiamare l’attenzione dei media e degli esponenti politici è stata la candidatura e la successiva elezione al Parlamento Europeo di Ilaria Salis, militante del movimento per il diritto alla casa che sostiene le occupazioni abitative per necessità. Sul tema casa si sono espressi politici, opinionisti ma non sono mancate inchieste giornalistiche, interventi di studiosi della materia, che hanno voluto porre attenzione su un tema per troppo tempo lasciato ai margini delle politiche. Al di là del merito della notizia e dei fatti che l’hanno generata, ciò che ci è parso interessante rilevare è stato il dibattito che ne è scaturito, che ha riportato a un livello di Pubblico interesse la questione casa.
Quello che ci pare sia emerso pubblicamente e in modo condiviso (pur nella differenza di vedute) è che una questione abitativa in Italia esiste: dal nostro osservatorio di Welforum.it, ormai da diversi anni monitoriamo il fenomeno e di recente abbiamo rilevato come quasi un milione di famiglie (Mesini, Gnan, 2024) siano in una condizione di disagio abitativo, che va dalla grave marginalità al rischio abitativo; come le politiche pubbliche fatichino strutturalmente a far fronte a questa domanda (Boni, Padovani, 2023): solo dal 3 al 5% delle persone in lista di attesa si vede assegnato, annualmente, in media, un alloggio di edilizia popolare; e come molti Comuni ad alta tensione abitativa, soprattutto nella figura degli operatori sociali, siano da anni lasciati soli nell’affrontare quella che da troppo tempo viene impropriamente definita come un’emergenza abitativa. Abbiamo anche visto che i tentativi di comprensione dei problemi, a parte alcune eccezioni, sono stati caratterizzati da letture estremamente superficiali e parziali dei fenomeni, da una frammentazione degli sguardi, dal non riconoscimento di attori e di competenze fondamentali per trattare il tema, trascurando i significati dell’abitare nelle diverse storie vita delle persone e per la società nel suo complesso.
Occorre dunque riportare al centro dell’agenda delle politiche pubbliche la questione casa cercando però di superare la parzialità e la frammentazione dei punti di vista, tipica dei paradigmi tradizionali delle politiche abitative,[1] costruendo occasioni che stimolino un processo di integrazione e mutuo-riconoscimento degli sguardi.
Vista la complessità del tema, la visione non può infatti che essere olistica e coinvolgere prospettive diverse: disciplinari (dell’economista, dell’urbanista, dell’architetto, del sociologo, del giurista…), professionali (dell’assistente sociale, del pedagogista, del ricercatore, dell’agente immobiliare, dell’ufficiale giudiziario, dell’amministratore di condominio, dell’operatore del terzo settore), di governo (del funzionario del governo centrale, di quello regionale e di quello locale), ma soprattutto non può più permettersi di non fare i conti con il cittadino, con i suoi bisogni, le sue competenze, le sue abilità, le sue aspettative il suo sguardo e le comunità relazionali a cui appartiene. Tutto ciò con l’obiettivo di costruire quadri condivisi comuni che ci consentano di operare qualche cambiamento di senso nell’ambito del settore delle politiche pubbliche per la casa (o sarebbe meglio dire per l’abitare).
Anche da parte della nostra comunità scientifica che studia l’argomento casa da diversi anni e che prova ad accompagnare soggetti pubblici e privati nell’attività di comprensione dei problemi abitativi e nell’elaborazione delle risposte più appropriate, rileviamo tanto la debolezza degli strumenti di lettura, quanto la scarsità di spazi di confronto per approfondire e comprendere i fenomeni attraverso un approccio olistico, multidisciplinare e collettivo. I percorsi realizzati,[2] anche in sinergia con altri soggetti, hanno rappresentato e rappresentano per noi occasioni estremamente preziose e significative di scambio tra pratiche e di apprendimento, anche finalizzate a fornire indicazioni di policy sul tema, che con sempre maggiore urgenza riteniamo debba essere trattato all’interno dell’agenda politica. Noi, dal canto nostro, proseguiremo con convinzione su questa strada anche nei prossimi anni.
- Anche nel percorso avviato a gennaio dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per “l’esame e la valutazione delle politiche abitative (Piano Casa)”, attraverso la consultazione delle associazioni ritenute più rappresentative (dei costruttori, bancarie, delle cooperative, dei proprietari di case, degli agenti immobiliari), risulta assente tutta la componente sociale che in questi anni si è trovata a gestire le emergenze abitative, a interrogarsi sull’efficacia delle misure e a inventarsi nuove soluzioni (dai servizi sociali, alle organizzazioni degli abitanti e del terzo settore, al volontariato, alle comunità localmente organizzate, ai sindacati degli inquilini, agli abitanti stessi). ⤴
- Tra il 2023 e il 2024 l’Istituto per la Ricerca Sociale e KCity hanno promosso una Comunità di pratiche sul welfare abitativo alla quale hanno collaborato Comuni, Enti del Terzo settore, professionisti e le Aziende per l’edilizia residenziale pubblica. L’iniziativa verrà riproposta anche per il prossimo anno. Inoltre, nell’ambito della Comunità di Pratica sull’inclusione sociale in Toscana, nata nel 2020 dalla collaborazione tra Regione Toscana, Federsanità-Anci Toscana e l’Istituto per la Ricerca Sociale di Milano, è stato deciso di dedicare l’annualità 2024 proprio al tema dell’abitare. ⤴
Focus on – Newsletter IRS n. 44 – luglio 2024

